giovedì 12 maggio 2011

...And You Will Know Us by the Trail of Dead - "Source Tags & Codes"

Canzoni da cantare a squarciagola nel Grand Canyon

2002

...e ci riconoscerai dalla scia di cadaveri, ditemi se questo non è uno dei nomi più fichi che una band si sia mai data. Gli AYWKUBTTOD sono texani e "cosa potranno mai suonare con un nome del genere?" vi starete chiedendo. La risposta giusta è "rock", solo rock, inutile stare a cercare altre sfumature. Al massimo c'è qualche venatura progressive o vagamente post-hardcore ma alla fine il succo è il rock, quello epico: gli arrangiamenti sono pomposi, potenti, pieni, ricchi, sontuosi. Magniloquenti, ecco il termine esatto. Ma non sono le guarnizioni a fare le canzoni, si sa, e infatti sono proprio i brani in sé ad essere perfetti: con ritornelli, ponti e ganci che risuonano subito nelle orecchie, come se vi fossero familiari nonostante non li abbiate mai ascoltati prima. Una musica che avrebbe potuto tranquillamente riempire gli stadi di tutto il mondo se non fosse stato per la cazzonaggine del gruppo che dal vivo faticava a ricreare decentemente i propri brani e allora decideva di buttarla in caciara coi membri che si scambiavano di continuo gli strumenti e che alla fine dei concerti distruggevano completamente. Un peccato, invero, perché su disco suonano sempre magnificamente (di recente ne è uscito uno nuovo).
Questo in particolare si beccò il massimo del punteggio su Pitchfork.
Potrà sembrarvi esagerata una tale onorificenza, dopo il primo ascolto distratto. 
Poi quando sarete arrivati al centesimo ascolto e ancora non vi sarete rotti le palle, capirete.


mercoledì 11 maggio 2011

Machine Gun Fellatio - "Bring It On!"

Sesso orale "bellico" fra canguri

2000

Quando hai una band e vivi in Australia, la terra più provinciale della Terra, sai che sarà molto difficile riuscire a sfondare fuori dal continente. Se inoltre fai un genere musicale stramboide sai bene che sarà quasi impossibile. Tanto vale allora azzerare tutte le possibilità e accontentarsi dei confini nazionali scegliendo un nome osceno e divertente.
Machine Gun Fellatio significa più o meno "pompino della velocità di una mitragliatrice a nastro". Ovvio, che con un nome del genere, così evocativo, è difficile riuscire ad apparire sui mass media (all'epoca di questo debutto internet era ancora poco utilizzato come mezzo di auto-promozione musicale). E devo dire che è un peccato perché questo "Bring It On!", al di là dell'orribile copertina, è un disco molto originale: un coacervo di stili (country, rock, dance, funky...) e generi differenti tutti sporcati con elementi elettronici e samples. La cosa che ci arriva più vicino sono quei dementi dei Ween o i magnifici quanto semi-dimenticati Bran Van 3000.
Non è un disco bello in sé ma affascinante per la sua stranezza e sicuramente un ascolto lo merita (specialmente due bei pezzi come "Summer" o "Drugsex"). 
E poi volete mettere la possibilità di dire hai vostri amici "Ehi, chi vuole ascoltare i MitraPompino?"

lunedì 9 maggio 2011

The Party Favors - "The Last Slice of Cake"

Brit-indiepop-tronic-postholidays-hormonal

2010

Dopo i Fast Animals and Slow Kids, Perugia strikes again on Sfigatindie. Rilasciato il 25 Dicembre questo album autoprodotto fu un grandissimo regalo di Natale: colorato e gustoso come le Smarties, come la sua copertina. Si tratta di elettropop carino un po' malinconico e un po' allegro che ricorda vagamente i Notwist (ma non così malinconico), i Postal Service e i My Awesome Mixtape. Ci sono un po' di tastiere giocattolo, un po' di chitarrine lievi, teneri testi in inglese cantati con una pronuncia accettabilissima e persino un inserto rap nell'ultima canzone.
Un debutto buono dall'inizio alla fine e mai noioso da una band italiana solo raramente mi capita di ascoltarlo.
Carino, grazioso, delicato, puccioso e al gusto marshmallow. E pure gratis.

Downloadalo subito dal loro Bandcamp e trovali su Facebook

P.S.: Ringrazio molto tutti i lettori di SfigatIndie! Questo post ha fatto registrare un nuovo record di visite del blog. In particolare ringrazio gli stessi Party Favors che mi hanno linkato dappertutto. Yeah!

domenica 8 maggio 2011

Treeberrys - "Talkin' About..."

J-beat

1999

I giapponesi sono bravi ad emulare la cultura occidentale: tutto il contrario dei cinesi che sono, sì, veloci nel copiare l'ultima novità, ma lo fanno in modo dozzinale e con plastiche di scarsa qualità, possibilmente infiammabili. Ecco i Treeberrys riescono a ricreare perfettamente l'anima delle prime canzoni dei Beatles: quelle beat, quelle ye-ye, quelle sciocchine, quelle sulle fanciulle graziose cui cantare le serenate sotto la finestra. Complice della buona riuscita di questo albumino carino e divertente (anche per la pronuncia un po' engrish), una cura del suono abbastanza vintage: è registrato in mono, pensatempò, che significa che dalla cuffia (o cassa) destra e da quella sinistra esce la stessa cosa, il che significa a sua volta che potrete rimorchiare sull'autobus, mentre andate a scuola, la vostra compagna di classe tanto caruccia offrendole una vostra cuffietta senza per questo perdere l'interezza del suono...ehm...

(si ringrazia ancora quella ficata di Radio Molotov)

 

Fico questo mini-player, eh? La canzone si chiama Bad Times Roll

sabato 7 maggio 2011

Fast Animals and Slow Kids - "Questo è un cioccolatino"

Un gruppo di stronzi col pepe al culo e il tantum rosa nello stomaco

2010

Citano i Griffin, sono dei perugini cretini schizofrenici, hanno vinto l'Italia Wave e dal vivo fanno il cervello a poltiglia: li ho visti ieri e in confronto questo ep da sentire in cameretta è una merda. Ok, non è vero sono 4 pezzi veloci di psicotipunk veloce, esagitato e guarnito con un tot di stop&go un po' post mentre i testi (in italiano, diocamion! In italiano!) sono ricercatamente insensati e parlano di quanto sia stupido l'amore e di quanto il mangiare o il meteo siano argomenti una cifra mejo. Sparateveli in vena, nella chiappa sinistra, aspettate l'album prodotto da Appino dei Zen Circus e andate a pogarli mentre il cantante vi stagediva addosso con tanto di espressioni facciali spastiche.

(si ringrazia abbestia The Breakfast Jumpers)

venerdì 6 maggio 2011

Novos Baianos - "Acabou Chorare"

Ai ai! Saudade, não venha me matar!
 
1972

Il miglior album brasiliano secondo la rivista Rolling Stone (edizione brasiliana, ovviamente). Non sono abbastanza informato per contraddirlo e sicuramente non ne vale nemmeno la pena in quanto questo è un disco favoloso di canzoni acustiche per chitarra e percussioni, con qualche chitarra elettrica ogni tanto a dare un tocco di energia. Non ho mai sentito sei corde suonare in modo così limpido: una limpidezza che solo da un paese pieno di colori come il Brasile poteva arrivare tanto che persino le canzoni più saudadose riescono a rallegrare. E le voci, ah le voci, una femminile e una maschile: scivolose, liquide e fresche. Tutte le volte che le ascolto la mia testa evoca tutti gli stereotipi possibili: gli edifici colorati di Bahia, le maracas (che son pure originarie dell'america centrale), il carnevale, i cappelli di frutta di Carmen Miranda, i bambini che giocano con una palla fatta di stracci e i tramonti sulle spiagge bianchissime.
Per sentire il sole del sudamerica sulla pelle per 40 minuti senza doversi fare 10 ore di volo.


P.S.: questa è la copertina dell'edizione originale del disco che però non ne rende bene la luminosità

mercoledì 4 maggio 2011

Vitalic - "Flashmob"

Diobono come pompa il Vitalic!

2009

Dopo tanta musica lagnosa e intimista è tempo di lasciarsi andare, tempo di svuotare la mente, tempo di rassodare il culo al ritmo di bassi potenti che colpiscono forte in pancia. Così forte da farti cagare addosso.
"Flashmob" di Vitalic (nome d'arte del dj francese Pascal Arbez) è ciò che di meglio ha partorito la musica cafonamente danzereccia negli ultimi 10 anni. Una musica che pompa duro e lascia spazio solo alle emozioni grezze e a una voglia matta di muoversi spasticamente come ossessi. Le composizioni pluristratificate di Vitalic ronzano, tremano, vibrano, erodono e sconquassano il sistema nervoso ma senza mai tirarla per le lunghe (anche se sarebbe godurioso, ma per quello basta premere il tasto repeat) di modo che risulti piacevole ascoltarle anche in cuffia, mentre fai la spesa al supermercato: poco importa se le vecchiette vi vedranno tamburellare sul fustino del Dash in preda a spasmi di natura ancestrale, come scimmie cianotiche strafatte di amfetamine.
Fatevi rapire e stuprare da questo disco. E, sindromedistoccolmamente, amatelo alla follia.


P.S.: per avere un'idea di come suona tutto l'album consiglio assai il bel minimix d'anteprima che l'artista pubblicò poco prima dell'uscita dell'album

martedì 3 maggio 2011

Perturbazione - "In circolo"

Filastrocche di gesso per quotidiane fratture cardiache

 2002

I Perturbazione vengono da Rivoli, hanno più di 20 anni di carriera sulle spalle e sono placidamente ignorati da gran parte degli italiani. Ma va bene così: per riuscire ad apprezzarli bisogna avere il cuore naturalmente conformato per accogliere le loro preziose melodie pop che si inoculano nel sangue come un virus. Le loro canzoni parlano di tutte quelle piccole cose di tutti i giorni che, senza fare rumore, senza sollevare un polverone, provocano lo stesso un soffio al cuore che ammutolisce e chiude lo stomaco. Cose belle e cose meno belle: amori divisi fra "carpe diem" e responsabilità, il futuro in coppia, estati che non riescono a scaldare il gelo che sentiamo dentro, il sentirsi soli (ben diverso dall'essere soli fisicamente), volti che si allontanano e la frustrazione di voler rivoluzionarsi quando non si capisce il senso della vita (anzi della vite).
Caramelle agrodolci da sciogliere lentamente sulla lingua quando il vostro mondo ruota in senso orario: se vi piacciono non potrete più farne a meno.

(si ringrazia Il golpe e l'uva)

lunedì 2 maggio 2011

Peter Broderick - "How They Are"

Bellezza stordente-struggente

2010

Dopo solo due canzoni di "How They Are" del giovanissimo Peter Broderick (classe 1987) devo premere stop sul mio lettore. Sembrerà stupido da dire ma questo disco è decisamente eccessivamente bello. Del tipo che già con i primi due intensissimi brani uno si ritrova appagato, confuso e inebetito da una bellezza limpida, cristallina, senza filtri: un diamante musicale. Il primo brano, "Sideline", è un assalto al cuore che comincia soltanto con la voce, calda e avvolgente, e poi viene abbellito con isolate coloriture pianistiche che portano alla coda strumentale. Il secondo, "Human Eyeballs on Toast", fa svenire definitivamente con un giro ostinato di poche semplici e pure note di piano che creano un senso di elevazione verso l'infinito. A questo punto, mi riesce sempre difficile continuare perché so che quello che viene dopo è altrettanto bello se non di più: l'ascolto continuato può far vedere cose divine che il nostro corpo mortale non è in grado di capire. Eppure, tutta questa magnificenza è frutto di un minimalismo integralista; infatti, per Broderick vale davvero la regola "less is more": nei suoi brani non c'è mai nulla di più oltre la sua voce, il piano e qualche volta una scarna chitarra.
La musica di Peter Broderick è densa di una tristezza profonda, talmente dilagante e potente da scuoterci e farci sentire, infine, gioiosamente vivi.


Paperblog : le migliori informazioni in diretta dai blog