martedì 31 maggio 2011

Alberto Arcangeli - "Dreamsongs"

Naïvetés vintage per chitarra e voce

2009

 Continuando il discorso di ieri sugli spot pubblicitari che vogliono far sembrare un mezzo di trasporto caga-veleni un essere in grado di vivere in armonia con la natura, oggi parliamo dello spot dei pneumatici Continental: dei cosi molto fichi e virili che non sembra vadano mai riparati col cèvingùm ma che sotto sotto sono dei teneroni in grado di frenare in tempo per non spiaccicare un grazioso porcospino: cutest spiky little bastard evaaar *__*!
Al di là della discutibilità di tale pubblicità ad aumentarne la pucciosità contribuisce, oltre il suddetto topo puncicoso, la colonna sonora composta da una tenera canzoncina acustica canticchiata in inglese. La canzoncina in questione è, sorpresa sorpresa, di un ragazzo marchigiano. Si chiama Alberto Arcangeli ed è proprio l'autore del disco di cui parleremo oggi! Quanti colpi di scena su SfigatIndie, oibò...fatemi prendere una boccata d'aria.
Ordunque questo è il suo ultimo album al momento disponibile: si tratta di nove brani, 4 pezzi originali e 5 cover. Quest'ultime tradiscono una certa passione dell'Arcangeli per il folk-rock anni '60: Kinks, Moby Grape, Zombies, Buffalo Springfield e Nashville Teens (che in realtà erano inglesi). Una passione talmente forte che queste canzoni sono rese proprio identiche spiccicate, senza una nota fuori posto. Perfette. L'unica differenza sta giusto nella forma: registrazione vagamente lo-fi e tono della voce un po' più "duro" rispetto alle originali, che all'epoca andava di moda cantare con la pressione bassa. Ma il piatto forte son le sue canzoni a partire da "Dream Song", quella della reclame, infiorettata da una tastierina morbidissima arrivando alla splendida "Touched By A Cloud" col suo ganzissimo svolazzo pissichedelico introduttivo.
Un dischetto semplice e corto: genuino come il pane di una volta, quello che nessuno ha mai assaggiato ma che tutti rimpiangono, da assaporare durante una fresca giornata di fine primavera seduti in veranda su una sedia a dondolo a guardare il vento.


P.S.: sul suo sito è possibile scaricare il suo primo disco in italiano e guardare il video del singolo di lancio, "Wheels and Love", per il suo prossimo disco: un gioiellino realizzato con la tecnica dello stop-motion con frame dipinti su vetro.

lunedì 30 maggio 2011

Die Toten Hosen - "In aller Stille"

Vecchi punk krukki

2008

Oggi ho visto uno di quei nuovi spot della Mercedes, quelli col tipo che paragona il guidare una macchina da 30mila e passa euri a un ritorno alla natura, e mi è preso un odio generalizzato per tutti i tedeschi. Poi mi sono ricordato dei Die Toten Hosen e mi sono un po' calmato.
Die Toten Hosen significa letteralmente "I Pantaloni Morti" ed è lo stupido nome che si è dato una band punk di Düsseldorf che dal 1982 a oggi ha pubblicato una caterva di dischi, alcuni anche molto belli e non tutti prettamente punk duri e puri (diciamo più "Clashani"). In Italia sono perlopiù sconosciuti a parte per una cover perculatoria di "Azzurro" fatta in occasione dei Mondiali di Calcio del '90. Inoltre il cantante ha uno stupido nome d'arte, Campino, e nel 2008 si è riciclato come attore per Palermo Shooting di Wim Wenders.
Io li ho conosciuti tramite questo loro ultimo disco perché sapevo avrebbero suonato allo Sziget Festival 2009 dove ero in procinto di andare. Il concerto fu carino. Il disco, invece, è forse il classico "ultimo-disco-di-una-band-pluriventennale-di-cui-nessuno-sentiva-veramente-il-bisogno" eppure non è davvero niente male. Non è un capolavoro, non è originale ed è tutto latrato in tedesco eppure fila via che è un piacere fra pezzi grintosi un po' Stoogesgianti, un po' Vascorosseggianti e ballate romantiche e teatrali come"Auflösen".
Un bel dischetto che vi farà pogare bellamente (da soli, ovvio, dato che lo conoscerete solo voi) mentre vi esalterete inventandovi le parole di una lingua austeramente ruvida e poco musicale.
Una lingua severa che ha saputo generare perle come:
Bitte Keine Gegenstaende Aus Dem Fenster Werfen

Compralo subito o downloadalo prima

P.S.: il pezzo che segue è un palese plagio di "My Sharona" dei Knack e di "On A Rope" dei Rocket From The Crypt ma ha comunque una grinta catarrosa che gli anglofoni si sognano.

domenica 29 maggio 2011

El Guincho - "Pop Negro"

Clisteri di Mojito

2010

Ieri ho visto la finale di Cèmpions Lig: ha vinto il Barcellona. Dunque m'è venuta voglia di robe spagnole: in quel posto lì sara pure pieno di punkabbestia puzzolenti ma c'è un fermento e una serietà nel far funzionare le cose che qui ci sogniamo.
Allo stesso modo, poco seriamente, non ho nemmeno molta voglia di scrivere allora copio-incollo un pezzo di recensione di questo disco fatta da me su DeBaser, dove non se l'è cagato nessuno, perché è domenica e non c'ho voglia de fa 'n cazzo.

El Guincho (barcellonese alla seconda uscita) mette subito le carte in tavola: tropicália, balearic beat, merenguate varie, spruzzi di dubstep e sax suadenti. Parole che non significano quasi una mazza ma che fanno tanto fico e fanno venire voglia di ascoltare il disco, che è l'unico modo per capire visto che non ci sono cose eccessivamente simili in circolazione (a parte il precedente disco "Alegranza"). Già dal primo pezzo, "Bombay", stordisce ed esalta con le sue percussioni al tamarindo e i coretti che ti alitano negli orecchi: provare per credere il succosexyssimo alienante video. Il cantato in spagnolo non fa che aumentare l'eccitazione e la voglia di bailabailabailabailar inebriati fino all'alba, fino a quando non ti si rompono i tacchi a spillo o non cadi per via dei pantaloni scivolati alle caviglie. Questo è un disco che ti porta l'estate anche mentre stai seduto in seggiovia a Madonna di Campiglio, un disco che ha lo stesso effetto di una pasticca di mdma nella Piña Colada o di un lime infilato nel sedere (aggiungere menta e zucchero di canna a piacere). 
D'altro canto come si fa a dire di no al cadavere del polpo Paul in copertina?


P.S.: oppure ascoltalo tutto in streaming

sabato 28 maggio 2011

Dan Black - "UN"

Il disco pop solista di Quello-dei-The-Servant

2009

Salve a tutti, mi chiamo Dan Black e sono inglese. Forse vi ricorderete di me perché ero il cantante del gruppo The Servant... no? Dai, che cantavo quella canzoncina carina "there is an orchestraaaa in meeee"... non vi dice niente? Allora, che ne pensate invece di quando facevo il vocalist per i vostri connazionali Planet Funk, sorta di Chemical Brothers napoletani? Quelli ve li ricordate di sicuro specie quel pezzo là di cui non ricordo il nome... vabè. Fatto sta che ora ho fatto un disco, un disco tutto mio. Cioè non proprio "ora" dato che è del 2009. Il fatto è che non se l'è cagato nessuno - mortacci vostra - e allora mi ritrovo qui a parlarne in prima persona su questo blog del cazzo perché il proprietario non aveva molta voglia di scriverne. Mi ha detto "cacchio, hai la voce uguale a quella di Mika!". Io gli ho risposto "magari è quel frocio di Mika che canta sputato a me". E lui "bè, la tua voce gracchiante assomiglia anche un po' a quella di Eros Ramazzotti". Fanculo. "Anzi, no, a quella di Brian Molko più gay!"... Hai finito?
Bè, dicevo, ho fatto questo disco pop che sono sicuro vi piacerà: è fresco, morbido e pieno di melodie elettroniche carine . Anche se la base ritmica della prima canzone, "Symphonies", l'ho presa da "Umbrella" di Rihanna. Ma fidatevi, vi piacerà: praticamente ogni canzone è un potenziale singolo a me piacciono davvero tutte. Certo, capisco che messa così è come chiedere all'oste se è buono il suo vino però vi posso giurare che qui c'è il proprietario del blog con le cuffie che pare si stia divertendo non poco. Come come? Cosa? Stai ascoltando Mika?! Aaargh, vaffanculo! Che vita di merda, cazzo! Ma perché proprio io devo fare la popstar sfigata che canta alle sagre di paese? 
Gnèèèèè bwbababaaaaaaaaaaahhh...


venerdì 27 maggio 2011

Big Black - "Atomizer"

Musica per bambini cattivi

1986

"Oh, ma che copertina simpatica!" pensai la prima volta che la vidi. 
Brutta bestia l'apparenza. Perché dietro a questo disegno fumettoso che evoca non poco le armi ACME dei Looney Tunes (la band inizialmente aveva intenzione di inserirci Marvin il marziano ma dovette rinunciare per ovvi motivi di copyright) si nasconde un disco crudele, famelico e nichilista. Certo la sorpresa si smorza un po' se considerate che questa fu la prima band di quel nerd pazzoide di Steve Albini, uno che ha partorito anche altri mostri musicali come Rapeman e Shellac (band citata pure dal Truceklan!) e ha lavorato per gente come Nirvana, Neurosis e persino i nostrani Uzeda. È un disco di un cinismo sconcertante che concerne prima di tutto l'elemento sonoro, nonostante i testi non è che siano roba da Albero Azzurro. Perlomeno quando ero piccino io Dodò non mi pareva parlasse di pedofilia, distruzione e traumi post-Vietnam.
I Big Black hanno imparato bene la lezione dei Killing Joke estremizzandola in un industrial-punk fatto di drum-machine alienante e riff sferraglianti di chitarre che pare abbiano i fili dell'alta tensione al posto delle corde.
Un viaggio allucinante in un mondo che, nella visione Albiniana (inquietantemente non lontana da quella reale), puzza in modo insopportabile di un misto di trielina, odio e dolore. Vi farà vomitare bile mentre ballerete con lo stesso incedere e sentimento di un robot attorno a un mefitico falò di pneumatici.

Compralo subito o downloadalo prima

P.S.: qui trovate un'ottima recensione

mercoledì 25 maggio 2011

jj - "jj n° 3"

Un electro-pop galante

2010

Ah, è sempre una bella paraculata parlare di un disco facendo affidamento sugli stereotipi della nazionalità dell'artista. Togliamoci subito sto dente, allora.
Svezia = black metal, freddo, premio Nobel, capelli biondi, tette enormi, Ikea e Ibrahimovic. Ecco il duo svedese jj ne becca solo due, per fortuna. Il primo riguarda le bionde chiome e vabè, un classico. Il secondo, a sorpresa, riguarda il calciatore macedone naturalizzato svedese di cui i due sono fan talmente sfegatati che in un loro brano, "Into The Light", hanno addirittura inserito un pezzo di telecronaca in italiano di un suo gol. I due, però, non sono nuovi a questo tipo di truzzate poiché nel disco precedente è presente, pensate, un sample di quella tamarrata di "Lollipop" di Lil Wayne: la cosa buffa è che, comunque, è implementata superbamente, in modo quasi raffinato oserei dire. 
Per il resto i jj fanno un electro-pop elegante e candido, proprio come questa copertina, che fa largo uso di archi, piano, xilofono e tamburi per una musica sontuosa e serena ma allo stesso tempo composta, quasi inespressiva. Possono essere, in un certo senso considerati la controparte luminosa dei The Knife.
Pezzo migliore del lotto il singolo "Let Go" che parte con una simpatica armonica dylaniana, sfoggia un'arpa riverberata e sfocia in una lussuosa danza tribale fatta di pizzi, merletti e strass.
 È gradito l'abito da sera.


martedì 24 maggio 2011

Drink To Me - "Brazil"

"You must... you must dance!"

2010

Si narra che Isaac Newton, fra i tanti suoi bizzarri esperimenti, una volta provò a fissare il sole per capire che effetto potesse avere sulla vista. Non divenne cieco ma dovette ugualmente rimanere a riposo per una settimana in una stanza buia prima di rimettersi.
È proprio questa storiella, quasi leggendaria, che mi torna in mente ascoltando il secondo album dei Drink To Me. Penso a cosa possa aver visto veramente Newton in quell'occasione: me lo immagino steso sul letto con gli occhi chiusi ma con ancora un globo di un bianco mostruoso fisso nel suo sguardo, nel suo cervello.
A questa stessa sensazione di luminosità immensa e ineludibile probabilmente pensavano questi ragazzi piemontesi mentre immaginavano questi pezzi di musica densa, martellante, ronzante, frusciante, sintetica eppur melodica, aperta, ariosa, colorata, che riesce a riunire tutte le ultime tendenze di neo-psichedelia, chillwave, kraut-rock, math-rock e post-post-post-punk in un beverone al napalm ad alta digeribilità.
Raccomandati se vi piacciono Liars, Oneida, Battles, Animal Collective ma anche se non avete la più pallida idea di chi siano e semplicemente adorate sentirvi disorientati, sdraiati sul pavimento, in preda a spasmi lisergici.
Finalmente un disco italiano dal sapore internazionale, limpido e fresco come una Gatorade al lampone (quella blu) svuotata in testa.


Questa si chiama "David's Hole" e ci sto in fissa totale

lunedì 23 maggio 2011

Deerhoof - "Offend Maggie"

Quando il math-rock si fonde col ballo del qua qua

2008

Nei cestoni delle offerte dei negozi di dischi non c'è quasi mai nulla di decente: raccolte antologiche di artisti per nulla fondamentali, aborti musicali, compilation di vecchi concerti del primo maggio, versioni chill-out delle musiche dei Beatles, ecc... Eppure ogni volta che vedo uno di questi cestoni mi fermo sempre a frugare, a infilare le mani in quell'inferno rumoroso di pezzi di plastica che sbattono e mi graffiano le braccia, perché ogni tanto capita di trovare qualche chicca che un commesso ignorante ha valutato malamente. Questo disco, ad esempio, lo pagai soltanto 2 (due!) euro ed è forse uno dei più grandi affari che abbia mai fatto (dopo il vinile di "Psychocandy" a 8 euri), anche se non avevo idea di chi fossero i Deerhoof.
Ora lo so e posso dire che quel paio di pleuri questo disco li vale tutti: i Deerhoof vengono da San Francisco, hanno sfornato un quintale di album e la loro cantante, Satomi Matsuzaki, è giapponese. Fanno un rock piuttosto sperimentale, sghembo e nevrotico ma allo stesso tempo di facile assimilazione, decisamente divertente. Tutti i 14 pezzi riescono allo stesso modo a stimolare le sinapsi con le loro inusuali successioni di note senza, però, rinunciare alla sacrosanta "canticchiabilità" grazie alla voce da gattina di Satomi: chiamiamolo pure "experimental-pop", va, tipo una bigbabol al gusto wasabi.
Se lo trovate in un cestone vi consiglio di tentacolarlo senza remore ma anche a prezzi più elevati vale lo stesso il vostro danaro e il vostro tempo.


 

sabato 21 maggio 2011

Lo Stato Sociale - "Welfare Pop"

Pizza, baffi, spaghetti, lasagne, mandolino e Casiotone

2010

Lo Stato Sociale è composto da una mezza dozzina di ragazzi bolognesi che fanno elettropop (ma sì, scriviamolo così all'italiana). Se non li conoscevate ora siete fregati perché i loro piropiropiro elettronici e i loro martellamenti un po' subsonici (specie nella sexyssima "Febbre") vi bucheranno la capoccia come un trapano buca una tavoletta di compensato. I testi sono espressionisti, ambigui, surreali con una patina di impegno sociale che non guasta mai (prendete "La 626", ad esempio, una canzone che parla della legge per la sicurezza sul lavoro che non sfigurerebbe nella compilation Hit Mania Dance) e ve li canticchierete in testa fino a diventare cerebralmente afoni.
 "userò il mio fascino nerd
ma legge Vanity Fair"
 Yeah! 
Questo è il loro primo ep autoprodotto, contiene 6 canzoni ed è quello che mi ha fatto perdere la testa per loro; ma da poco è in circolazione anche quello nuovo di pacca che ha dei bei suonini molto più levigati e la stessa sofficissima poppaggine straripante (si chiama Amore ai tempi dell'Ikea e si può comprare/scaricare dal sito della Garrincha Dischi) e fra un tot è in programma pure un bel LP: fremo.
Ho avuto modo di vederli dal vivo e di conoscerli e devo dire che sono pure cordiali e tajosi oltre che orecchiabili abbestia.
Vedeteli, conosceteli, scaricateli, comprateli, cantateli, amateli, condivideteli, sognateli, alzatevi nel cuore della notte e cambiatevi gli slippini.


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