lunedì 20 giugno 2011

Kele Goodwin - "Hymns"

Un copione che fa piangere

2010

Mi piace questo periodo storico, perlomeno dal punto di vista musicale. Non capisco chi si lamenta, chi prova nostalgia per anni mai vissuti. Credo sia una nevrosi tutta tipica dei nostri pazzi tempi: sicuramente i baby-boomers non piagnucolavano così tanto per non essere vissuti durante gli anni delle guerre mondiali.
Eppure non ha davvero senso provare rimpianti per musiche del passato mai ascoltate dal vivo perché oggi siamo pieni di straordinari emulatori di quegli artisti ormai incartapecoriti o crepati. A volte questi imitatori sono persino meglio degli originali. Di certo lo sono a livello di qualità del suono.
Ad esempio, una volta ascoltando "All My Days" di Alexi Murdoch pensai "Corpo di mille balene! Lo zombie di Nick Drake!". Ma mi sbagliavo: il vero zombie di Nick Drake è Kele Goodwin, che viene dall'Alaska, la Scozia degli Stati Uniti (ehm...). Per carità non è proprio identico al caro Nick: Kele è molto più sereno e solare e non ti induce ogni volta a sgrullarti le balle o a contemplare il suicidio. Ma il fingerpicking minimale che fa sì che ogni canzone sembri apparentemente uguale c'è tutto, così come c'è la voce vellutata (a volte supportata da una femminile) e la pacatezza che mette quasi in imbarazzo, che ti denuda. Sensazioni che solo il caro Drake sapeva suscitare. Kele Goodwin afferra un coltello, si taglia un pezzettino di cuore, lo spalma su una fetta di pane e te lo offre: ed è più gustoso della Nutella e quasi buono quanto lo Spuntì (ok, mi avete beccato: sono uno di quelli che preferiscono il salato al dolce).
Evviva Kele e tutti i plagiatori saporiti.

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