mercoledì 2 maggio 2012

Subsonica - "L'eclissi"

Cassa dritta pecoreccia (ma non sempre per fortuna)

2007

Ieri, guardando i Subsonica in tivì al concerto del primo maggio, oltre ad aver pensato "Cacchio, ma questi sono i nuovi Modena City Ramblers/Bandabardò del Concertone: li invitano sempre" mi sono ricordato di questo loro quinto album e di quanto mi piacesse, nonostante non fossi mai stato particolarmente fan dei torinesi (questi torinesi, non i torinesi tutti).
E mi son anche reso conto di quanto siano stati avanti: un pop-rock con un'elettronica così preponderante loro l'avevano fatto con qualche anno di anticipo rispetto a molti altri, persino sulla scena internazionale, e in qualche modo il loro synth-rock (che 10 anni fa chiamavamo "electro-clash") rimane unico e bisogna rendergliene conto.
Tuttavia, rimane anche un po' di rammarico per come questa unicità sia stata donata dal Dio della musica "proprio a loro", che questi strumenti non li hanno mai utilizzati al massimo. I vizi dei Subsonica sono infatti grossi come una casa e basta ascoltare un qualsiasi brano per accorgersene. Innanzitutto la produzione è tamarra nel sangue (perché loro sono tamarri nel sangue: basta vedere Boosta con le sue tastiere molleggianti). Una roba tutta incentrata sull'aggiungere piuttosto che sul togliere, con la voce di Samuel sempre effettata su strati e strati di suonini e scorreggine digitali che si potrebbero anche risparmiare. Pure le chitarre quando ci sono sembrano di plastica. Inoltre gli arrangiamenti sono sempre abbastanza prevedibili: e vabè che è musica pop ma almeno in qualche pezzo non designato a singolo potrebbero cazzeggiare un po'. Per questi motivi, infatti, quello che è considerato il loro miglior album, "Microchip emozionale" (1999), non è il mio preferito: per quanto ambizioso e avanti ai suoi tempi nelle intenzioni, è invecchiato malino, specie per quanto riguarda il comparto sonoro che risulta oggi piuttosto ammuffito.
Infine, il peggior difetto dei Subsonica è..... -  suspànce - è..... la ridicola scrittura dei testi ad opera di Samuel. E cos'altro sennò? Dall'ermetismo che non serve altro a mascherare la mancanza di cose da dire all'ammassamento di aggettivi inutili, per non tacere dei testi "impegnati" che arrivano solo obliquamente a parlare di qualcosa di sensato, senza scordare i ritornelli di due parole ripetute in eterno, i Subsonica ci hanno lasciato un'eredità che la nostra povera musica alternativa impiegherà anni a smaltire, come delle scorie nucleari.
E nonostante tutte queste grane perché questo disco mi piace tanto?
Semplicemente perché è il disco in cui tutti questi problemi si sentono di meno, son abbastanza nascosti da una componente elettronica che mai prima era stata così massiccia: dalle katanate di tastiera della gasante apertura "Veleno" alla techno da rave di "Il centro della fiamma", passando per la drum&bass di "Piombo" (che credo sia una canzone anti-mafia ma sempre in quel modo incerto che dicevo prima).
Insomma, un ottimo album che mostra cosa potrebbe fare questa band se osasse e si allontanasse un attimo dagli stilemi che si è autoimposta: non solo una band in grado di fare con anni di anticipo i Pendulum e gli Aucan (che "Black Rainbow" è subsonico al 100% ma palloso).
"L'eclissi" arriva dopo quello è il loro lavoro più brutto, "Terrestre" del 2005 (monotono e tutto chitarre di plastica, bruciata però), e nel 2011 sarà seguito da quello che il loro secondo lavoro più brutto, "Eden" (tante idee interessanti ma eseguite male). Dunque o questo album è solo un incidente di percorso o magari c'è un disegno di fondo e il prossimo sarà un capolavoro. 
Nel dubbio aspettiamo fiduciosi fist-pumpando nell'aria a ritmo delle loro casse dritte.


P.S.: durante il tour di questo disco utilizzarono una fighissima parete di led: un'altra roba un sacco avanti, davvero.

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