giovedì 9 giugno 2011

Burial / Four Tet - "Moth / Wolf Cub"

Musica psicanalitica

2009

Terza puntata de "Le recensioni riciclate" (al solito si ringrazia DeBaser). Una rubrica indolentecologica.

Un vinile 12" infilato in una confezione nera, nessuna scritta, nessuna informazione sul disco, solo i nomi degli artisti e quelli delle tracce.
Che li leggi e capisci, Burial e Four Tet: maestri dell'avanguardia elettronica (ma non solo, anzi l'elettronica è la punta dell'iceberg) enigmatici come pochi, sia nella musica che nella vita. Una collaborazione inaspettata quanto sorprendente. 18 minuti di musica, 2 tracce, una per lato: tutto quello che c'è da sapere, il resto te lo dice la musica.
E allora "Moth", una falena che vola decisa verso luoghi oscuri e misteriosi: un loop di synth alienante, sempre uguale, su una ritmica pari, sempre uguale, per nove minuti. E sotto vocine stralunate, tipiche della produzione di Burial, scampanelli, silenzi misteriosi. Un movimento monotono, ripetitivo, peristaltico, incessante, quasi indescrivibile. Inebria e soffoca. Più soffoca, più inebria. Lo ascolti e ti senti in pace con te stesso, ci sei solo tu e questo suono ruvido e meccanico che ti avvolge e ti massaggia: potresti quasi addormentarti e dormire in posizione fetale, regredire a uno stato emotivamente embrionale. Un synth che si ripete, voci che spuntano dal nulla, un basso profondo che fa pulsare tutto il corpo, filamenti di metallo che svolazzano freddamente e si frizionano a vicenda. Un amplesso in musica, caldissimo nella gelidità dei singoli suoni, senza fine: meraviglioso. Potresti riascoltare questo suono in eterno e mai annoiarti.
Dall'altra lato, "Wolf Cub", qui siamo nel mondo di Four Tet: suoni esotici evocanti l'oriente e luoghi sconfinati, selvaggi, che la nostra immaginazione fatica a elaborare. Un carillon di un altro pianeta duetta con uno zampillo elettronico. I due suoni si intrecciano e poi si sfaldano incalzati da un basso profondo come un pozzo che va giù verso il centro della terra, dove la mancanza di luce non è più "buio" ma qualcosa di più, qualcosa di terrificante, un luogo così oscuro che è come se non esistessi più. Ed eccola, la ritmica dispari iper-sghemba di Burial, invadente, che pare spintonarti da tutti i lati: puoi solo chiuderti a riccio e trattenere il fiato, far finta che sia solo un sogno. È una caduta libera, un tuffo a spirale nell'inconscio. Qualsiasi descrizione "obiettiva" perde senso. È una musica che va affrontata da soli. Non si può condividere: così scivolosa, informe e tenebrosa, sempre diversa a seconda di chi la guarda. Ognuno di noi, la combatterà in modo differente. Tappatevi il naso, chiudete gli occhi. Non è una passeggiata.
Due maestri. Due tracce. Diciotto minuti. Non un solo secondo sprecato.
Buon viaggio

P.S.: Come potete vedere era un vinile in edizione limitata e non si trova a prezzi umani.

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