giovedì 14 luglio 2011

Isaac Hayes - "Hot Buttered Soul"

"I'm talking 'bout the power of love"

1969

Isaac Hayes (1942-2008), come tutti sanno, fu il mitico doppiatore di Chef nella fortunata serie animata South Park. Nel 2005 si licenziò per divergenze con i creatori del cartone che avevano perculato Scientology, setta alienofila cui Hayes apparteneva. Chef venne fatto morire in modo assai truculento e inglorioso.
Ma prima di questo per diversi decenni Isaac Hayes si dilettò come chitarrista e fra le altre cose prese la musica soul e la rivoluzionò dalle fondamenta. Proprio come dice il titolo di questo disco prese una bella fetta di soul e la imburrò a caldo. MMMmmmmm...
Il miglior modo per descrivere questo disco (o meglio qualunque disco xD) è attraverso dei sani stereotipi razziali. Hurrah!
I neri hanno il ritmo nel sangue: questo disco ribolle di ritmo. È una pulsazione continua e instancabile, un piacere sordido per la ripetizione. Non a caso i suoi breakbeat, i suoi giri di piano e di chitarra, sono stati poi razziati e samplati da chiunque abbia mai fatto rap. I 4 brani di questo disco sono jam sontuose e selvagge, tanto glitterate quanto sudate, che è impossibile non assecondare con fremiti muscolari. Ma a meno che non siate neri, scordatevi di riuscire a tenerne il passo per tutta la durata.
Try it black and never come back: non so se quello che si dice circa le dimensioni dei neri sia proprio vero, fatto sta che in questo disco il senso della misura non è di casa, a partire dai titoli delle canzoni "Hyperbolicsyllabicsesquedalymistic" per finire alla maestosità di una produzione ricchissima. Solo 4 brani decisamente lunghi: si va dai 5 minuti della soul elegante e paillettosa di "One Woman" ai 18 dello spoken-word-proto-rap di "By The Time I Get To Phoenix".
La pelle dei neri ha un odore pungente: funk, questa è la parola chiave. Questa parola prima di indicare un genere musicale designa l'odore forte che il corpo emette durante un atto sessuale. E questo disco ne è pervaso, ne è avvolto come una nuvola: vi farà perdere la verginità auricolare ma sarà delicato e non vi abbandonerà all'alba del giorno seguente. Ma non pensate che sia una cosa animalesca. Questo disco parla d'amore e della passione in modo concreto, terreno, consumabile ma anche come un potere fortissimo, una tensione inestricabile fra estasi e dolore. Che poi Isaac potrebbe anche dire stramberie: che l'amore è tutta reciprocità anche nei momenti più schifosi, come togliersi i punti neri a vicenda, ma quando quella voce calda e dolce come un toscanello al caffè ti lecca i lobi delle orecchie è impossibile non credergli.
Insomma, se è vero che "le dimensioni non contano, conta come lo usi" e che "meglio corto che tappa, che lungo che sciacqua" questo disco è una trivella per la vostra anima, estesa sia in larghezza che in lunghezza e impugnata da un vero maestro della musica nera.


1 commento:

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